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La Birmania al di la’ della cronaca
di Alessandro Michelucci

Negli ultimi due anni il risveglio d’interesse per la tragica situazione birmana non si è manifestato soltanto attraverso la cronaca, ma ha trovato espressione anche in altri campi, dal cinema all’editoria.
Due anni fa, nell’estate del 2007, la rivolta pacifica dei monaci birmani ha finalmente portato all’attenzione mondiale la tragedia del paese asiatico, che vive da mezzo secolo sotto una dittatura militare spietata.
Aung San Suu Kyi, che incarna la resistenza democratica, si trova agli arresti domiciliari dal Luglio 1988. Recentemente l’ONU ha dichiarato che questa detenzione è illegale, ma per il momento la situazione non sembra destinata a cambiare. Sul fronte interno, le numerose minoranze indigene (30% della popolazione) sono in guerra contro il potere centrale: alcune reclamano l’indipendenza, mentre altre vorrebbero soltanto una larga autonomia. Una differenza che nella pratica scompare, visto che i militari di Rangoon intendono semplicemente mantenere lo status quo. Negli ultimi due anni il risveglio d’interesse per la tragica situazione birmana non si è espresso soltanto attraverso la cronaca, ma ha toccato anche altri campi, dal cinema all’editoria. Ecco quindi un panorama sintetico di queste novità.

Il termine dissidente
Il termine dissidente, legato soprattutto agli anni del dissenso sovietico, è caduto in disuso, ma dovremmo ricominciare a usarlo. Quando parliamo della Birmania il dissenso ha il volto di Aung San Suu Kyi, che nel libro La mia Birmania (Corbaccio, 2008) raccoglie i suoi colloqui con il giornalista Alan Clements. Altrettanto interessante Verde e zafferano. A voce alta per la Birmania (2008), scritto da uno dei nomi più accreditati del nostro giornalismo d’inchiesta, Carmen Lasorella. Anche lei ha incontrato più volte Aung San Suu Kyi. Un’altra testimonianza preziosa è quella contenuta nel libro Il ragazzo che parlava col vento (Piemme, 2008), saggio autobiografico di Pascal Khoo Thwe, appartenente alla minoranza padaung. In questo libro l’autore narra la sua fuga e il coraggio di denunciare le violenze subite. Pascal Khoo Thwe, nato nel 1967, ha lasciato la Birmania nel 1989, rifugiandosi prima a Cambridge e poi a Londra, dove risiede tuttora. In Gran Bretagna ha trovato il sostegno di John Casey, il professore universitario grazie al quale si è laureato nel 1995. Questo è il suo primo libro.
In Birmania vivono più di 100 popoli diversi; oltre ai Bamar (i birmani propriamente detti) ci sono altre etnie più o meno numerose, fra le quali i Chin, gli Shan e i Karen. A questi ultimi è dedicato il libro Karen: un popolo in lotta (L’Uomo Libero, 2008, www.luomolibero.it), curato dal giornalista Fabio Franceschini. L’opera raccoglie interventi di vari autori, fra i quali Graziano Cecchini e Rodolfo Turano, oltre allo stesso Franceschini. Spicca un articolo di Franco Nerozzi (Birmania: storia recente), fondatore dell’associazione Popoli, che si occupa specificamente dei Karen con programmi di assistenza medica. Grazie al libro, quindi, il lettore italiano può finalmente conoscere una vicenda lunga e dolorosa che i media trattano poco e (spesso) male.
Birmania: oltre la repressione (Infinito, 2009, www.infinitoedizioni.it) è invece un volume che raccoglie le fotografie realizzate da Marco Buemi per la mostra omonima. Il libro è promosso dall’associazione “Events for Rights”; una parte del ricavato sarà devoluta a Emergency.
Come si vede, quindi, il panorama librario offre una certa scelta, mentre la stampa italiana dedica alla Birmania uno spazio molto scarso. Di conseguenza chi vuole essere aggiornato sull’attualità politica e culturale del paese deve fare riferimento alla stampa locale. Lo strumento migliore è The Irrawaddy, (www.irrawaddy.org), fondato e diretto da Aung Zaw. Il bimestrale (interamente in inglese) è una delle più interessanti pubblicazioni indipendenti della Birmania. Fondato nel 1993, il periodico prende nome dal fiume più lungo del paese. La sua battaglia incessante per la libertà di stampa è una delle realtà più edificanti della Birmania contemporanea.

Cinema e fumetti:storie di resistenza
Anche il cinema offre alcune novità interessanti. Una è Total Denial (2006, www.totaldenialfilm.com), documentario realizzato dalla regista bulgara Milena Kaneva. Questo film, presentato con successo a vari festival (Cannes, Berlino), racconta la battaglia legale che alcuni esponenti della minoranza karen hanno condotto contro una multinazionale petrolifera (appunto, la Total), accusata di atrocità durante la costruzione di un gasdotto nel paese asiatico. Una battaglia legale lunga e dura, ma fortunatamente coronata dal successo.
Ancora più recente è Burma VJ – Reporting from a Closed Country (2008, http://burmavjcom.title.dk), diretto da Anders Østergaard. Il lungometraggio contiene materiale filmato in Birmania da giornalisti muniti di piccole telecamere portatili. Alcuni particolari sono stati ricostruiti con l’aiuto dei dissidenti coinvolti, ma ovviamente i nomi dei luoghi e delle persone sono stati cambiati per motivi di sicurezza. Burma VJ è stato presentato al Sundance Film Festival di quest’anno, dove è stato premiato con il World Cinema Documentary Editing Award.
Negli ultimi anni la difesa delle minoranze e dei diritti umani in genere ha trovato un nuovo veicolo espressivo nel fumetto. Un esempio relativo alla Birmania è Karennis, una serie in due volumi interamente scritta e disegnata da Olivier Ferra. L’opera è dedicata alla lunga tragedia dei Karenni, uno dei tanti popoli indigeni della Birmania che combattono da molti decenni contro la dittatura militare di Rangoon. Una lotta che non combattono da soli, ma insieme a tante altre minoranze indigene, fra le quali i Chin e i Karen.
Il primo albo, Comme des ombres sur la terre, è stato pubblicato nel 2008. Il secondo, Les rivières de l’espoir, uscirà nell’anno in corso. Per ogni copia venduta, 1 euro viene devoluto all’ICRA, una delle più importanti associazioni indigeniste europee, fondata dal regista Patrick Bernard e dall’etnologo Visier Sanyu. I volumi di Ferra (48 pagine a colori, copertina cartonata) sono pubblicati da La Fourmilière BD (www.lafourmilierebd.org), un’associazione/casa editrice che promuove i disegnatori francesi, con particolare attenzione per quelli della regione Rodano-Alpi.
Altrettanto interessante è Cronache birmane (Fusi Orari, 2008, www.fusiorari.it), realizzato da Guy Delisle, disegnatore canadese francofono.
L’albo è il frutto di un’esperienza personale: l’artista ha vissuto per qualche tempo nel paese asiatico, dove ha lavorato per Médecins sans frontères. Delisle è particolarmente interessato all’Asia: lo dimostrano altre opere, come Pyongyang e Shenzhen, rispettivamente ambientate in Corea del nord e in Cina. Entrambe sono pubblicate in Italia dallo stesso editore.
Chiudiamo questo panorama sulla nona arte con Birmanie: La peur est une habitude, (Carabas, 2008, www.editions-carabas.com), una bella antologia alla quale hanno contribuito numerosi disegnatori: Olivier Bramanti, Frédéric Debomy, Markus Huber, Olivier Marboeuf, José Muñoz, Séta e Sylvain Victor. Due di loro, Huber e Debomy, sono anche gli autori dei testi. Il secondo è l’ispiratore di questo fumetto nato dalla collaborazione fra due associazioni, Info Birmanie e Khiasma. Il progetto include anche la mostra omonima di foto, disegni e altri documenti che ha avuto luogo a Parigi nel 2006.
Dalla conoscenza all’azione: basta trascorrere pochi minuti su Internet per sapere che in tutto il mondo esistono associazioni che difendono i dissidenti birmani. Non fa eccezione il nostro paese, dove spicca l’impegno di Popoli (www.comunitapopoli.org) e Aiutare senza frontiere (www.aiutaresenzaconfini.org). La prima si occupa specificamente della minoranza karen con programmi di assistenza medica, svolgendo un attività analoga a quella di Medici senza frontiere. Inoltre ha realizzato alcune mostre fotografiche itineranti. Aiutare senza frontiere, fondata e diretta da Benno Röggla, è attiva in Birmanie e in Thailandia con progetti che vengono gestiti da volontari e da persone di fiducia, come medici e insegnanti. Röggla è anche l’autore di un interessante libro, E la giungla piange. Il vero volto della Birmania (Athesia, 2006), disponibile in italiano e in tedesco.